98) Moretti Costanzi. Materia e spirito come modi di essere.
In questa lettura Moretti Costanzi considera dapprima la religione
dionisiaca, poi la distinzione paolina  fra carne e spirito, ed
infine la mistica medioevale allo scopo di dimostrare che, in
opposizione all'intellettualismo astratto dei greci, il
cristianesimo ha proposto una forte esigenza di concretezza, in
conformit alla quale il dualismo spirito-materia esprime non pi
due sostanze, bens due modi di essere.
T. Moretti Costanzi, La terrestrit edenica del cristianesimo e la
contaminazione spiritualistica.

In effetti, da quando la religione dionisiaca venne a smentire il
dogma ellenico di una vita unidimensionale, distesa sul terreno di
un mondo fatto, subordinante la Coscienza, i termini del dualismo
naturalistico (spirito e corpo) pur conservando, rispettivamente,
il loro vecchio significato di sostanza impalpabile ed estesa, ne
acquistarono un altro nuovo, qualitativo, che li rese impiegabili
ad un uso nuovo, tutto diverso, qual' quello, appunto, del
giudizio di grado e di valore. Ci valga a spiegare come al
presente, chi dice spirito e materia, traendone gli aggettivi,
comunemente, per la qualifica non gi di cose, bens di azioni e
di espressioni e di parole, non pu non alludere, voglia o non
voglia, a due diversi modi di essere.
[...] S. Paolo parla in modo esplicito, e di proposito;
dell'irriducibile contrasto spirito-carne; non parla di altro che
di due piani di coscienza stanti agli antipodi per qualit. Una
carne che opera in modo iniquo, che serve agli idoli, che soffre
d'ira, eccetera, non , evidentemente, l'innocente carne con
sangue e muscoli:  uno stato d'animo negativo. Perci S. Paolo, a
differenza di quanto avverr dopo di Lui con l'ellenizzazione
progrediente del cristianesimo e la sistemazione di questo in una
filosofia eterogena, non usa  corpo  e  carne  come sinonimi,
bens, in contrapposto a ci ch' alto per qualit (spirituale),
dice semplicemente: carne. Non sma: srx. Termine quest'ultimo
che, appartenendo al cristianesimo originale (per cui  carnale la
scienza umana, quanto l'ambizione, la potenza e simili) non si
presta per nulla e non si adatta, senza coazioni anacronistiche, a
quei riferimenti naturalistici che sono evidentissimi nel primo.
Insomma, la  carne  di cui parla S. Paolo non  che un deficit,
una frattura di quel medesimo Essere cui attiene lo  spirito 
come grado massimo di qualit.
[...] Insomma; la parola di Tertulliano quale espressione
spontanea di un cristianesimo partecipato, costituisce la premessa
dell'accorgimento mirabile, anche se non esplicito e non chiaro,
che ai mistici medioevali far dire di Dio: summe sensibilis.
Principio fondante di una mondanit qualificata. Dopo quanto s'
detto in precedenza, non sembri esagerato l'affermare che il
cristianesimo autentico - quello in cui si crede davvero, con fede
viva, basata sul terreno di un'esperienza, all'incarnazione e alla
resurrezione -  sostanzialmente tutto qui: nella capacit di
poter dire di Dio, come avrebbe saputo dire Adamo che lo vedeva
sopra il suo Eden, queste semplici, grandi parole, straniere
all'intellettualismo del paganesimo: Summe sensibilis (S.
Anselmo).
T. Moretti Costanzi, La terrestrit edenica del cristianesimo e la
contaminazione spiritualistica,
Patron, Bologna, 1955, pagine 51-55.
